Lezione 13

Finalmente ci siamo.

Siamo questa volta davvero giunti all'ultima lezione del vostro Flavio sensei.

Vi lascio nei tentac...nelle mani del nuovo Maestro (pprrrrrr!!!) sensei Davide Salvato.

In questa lezione cercheremo di fare un bel ripasso delle cose già viste nonchè un piccolo approfondimento e finalmente finiamo lo studio degli hiragana, che vi invito vivamente a ripassare di tanto in tanto, per mantenerli freschi nella vostra memoria.

Siete pronti? Si parte!!!

Innanzitutto vorrei fare un bell'elenco di verbi visti fin qui. Che dite? Ne abbiamo visti già molti, sapete? Elenchiamo qui i verbi nella MASU form, o forma "alta", rispettosa, polite, educata, e tra parentesi in marrone nella dictionary form, o forma colloquiale, in viola la foma negativa, in grigio la forma passata e infine in blu la forma negativa passata. Naturalmente parliamo di declinazioni relative alla MASU form e non alla forma colloquiale di cui vedremo forma negativa, passata e negativa passata più in là. Eccoli qui:

DESU (DA) - DEWA ARIMASEN - DESHITA - DEWA ARIMASEN DESHITA

ĪMASU (ĪU) - ĪMASEN - ĪMASHITA - ĪMASEN DESHITA

KIMASU (KURU) - KIMASEN - KIMASHITA- KIMASEN DESHITA

IKIMASU (IKU) - IKIMASEN - IKIMASHITA - IKIMASEN DESHITA

KAERIMASU (KAERU) - KAERIMASEN - KAERIMASHITA - KAERIMASEN DESHITA

TABEMASU (TABERU) - TABEMASEN - TABEMASHITA - TABEMASEN DESHITA

NOMIMASU (NOMU) - NOMIMASEN - NOMIMASHITA - NOMIMASEN DESHITA

HANASHIMASU (HANASU) - HANASHIMASEN - HANASHIMASHITA - HANASHIMASEN DESHITA

HANASEMASU (HANASERU) - HANASEMASEN - HANASEMASHITA - HANASEMASEN DESHITA

DEKIMASU (DEKIRU) - DEKIMASEN - DEKIMASHITA - DEKIMASEN DESHITA

CHIGAIMASU (CHIGAU) - CHIGAIMASEN - CHIGAIMASHITA - CHIGAIMASEN DESHITA

AIMASU (AU) - AIMASEN - AIMASHITA - AIMASEN DESHITA

KAKARIMASU (KAKARU) - KAKARIMASEN - KAKARIMASHITA - KAKARIMASEN DESHITA

ITADAKIMASU (ITADAKU) - ITADAKIMASEN - ITADAKIMASHITA - ITADAKIMASEN DESHITA

IMASU (IRU) - IMASEN - IMASHITA - IMASEN DESHITA

ARIMASU (ARU) - ARIMASEN - ARIMASHITA - ARIMASEN DESHITA

KAKEMASU (KAKERU) - KAKEMASEN - KAKEMASHITA - KAKEMASEN DESHITA

MACHIMASU (MATSU) - MACHIMASEN - MACHIMASHITA - MACHIMASEN DESHITA

HAIRIMASU (HAIRU) - HAIRIMASEN - HAIRIMASHITA - HAIRIMASEN DESHITA

YAMEMASU (YAMERU) - YAMEMASEN - YAMEMASHITA - YAMEMASEN DESHITA

KIKIMASU (KIKU) - KIKIMASEN - KIKIMASHITA - KIKIMASEN DESHITA

WAKARIMASU (WAKARU) - WAKARIMASEN - WAKARIMASHITA - WAKARIMASEN DESHITA

Ora immaginatevi la scena. Io e davide sensei (bah...) ci incontriamo per strada. Eccoci qui:

Cosa dirà il tord...il vostro nuovo maestro (inorridisco...) non appena mi vede? Il nostro discorso sarebbe più o meno così:

davide: FURABIO SENSEI! OHISASHIBURI DESU NE..., OGENKI DESU KA

IO: A! DAVIDE SAN, GENKI, ARIGATŌ. ANATA WA?

davide: WATASHI MO GENKI DESU. FURABIO SENSEI WA?

IO: GEN... IMA, NANI O SURU?

davide: IMA WA GAKKŌ E IKIMASU. ISSHONI IKIMASEN KA

IO: ĪE. TSUGŌ GA WARUI NDESU GA...

davide: ONEGAI!! SENSEI!! ONEGAI!!

IO: ĪE. JA, MATA

davide: ONEGAI...ONEGAI...ONEGAI...

Cominciamo con OHISASHIBURI DESU NE... Questa è la forma che viene utilizzata quando si incontra una persona dopo molto tempo. Potremmo tradurla come "quanto tempo che non ci si vede...". Potreste sentir dire soltanto OHISASHIBURI, o OSHISASHIBURI DESU.

Quindi davide sta chiedendo a ME: "Maestro! Quanto tempo che non ci vediamo...sta bene?" (naturalmente usa un linguaggio formale, essendo io di classe sociale più elevata e dovendomi rispetto).

A questo punto io (scocciato) rispondo: "Ah! davide! sto bene, grazie, e tu? (utilizzo verso l'inferiore un linguaggio colloquiale e dunque uso GENKI senza DESU, se non capite il perchè andate a ripassarvi la lezione dei saluti!!)

davide a questo punto, sorpreso che mi sono degnato di rispondergli, replica: "anche io sto bene, e LEI Maestro Flavio?" (l'ho sempre detto che non è normale, oltre che fastidioso...).

Rispondo allora: "sto ben...ora cosa fai?". Eccoci a SHIMASU (SURU), un altro verbo che vedrete sarà utilizzatissimo e che traduciamo con "fare". NANI O SHIMASU KA in maniera formale o NANI O SURU? in maniera informale, significano appunto "cosa" (NANI) "fai?" (SURU/SHIMASU KA).

davide risponde "Ora vado a scuola (GAKKŌ). Ci andiamo insieme?" (ma per carità!!! giammai!!!).

Bene, dobbiamo introdurre un'altra forma molto importante, che termina con -MASEN KA.

Questa si usa formulando una domanda con la forma negativa del verbo per chiedere di fare qualcosa. Nel caso specifico IKIMASEN KA può essere tradotto "perchè non andiamo?". E così vale per tutti i verbi. Così, se volessimo dire ad esempio: "perchè non mangiamo?" diremmo: TABEMASEN KA.

"dopo beviamo?" sarà: ATO DE NOMIMASEN KA (perchè dopo non beviamo?)

ATO DE significa appunto "dopo". Potevamo tradurre la frase usando ATO DE NOMIMASU KA (dopo beviamo?), come sarebbe più intuitivo, ma è una frase troppo poco gentile, mentre ATO DE NOMIMASEN KA ([perchè] dopo non beviamo?) è molto pù gentile. Se  ad esempio volete portare a mangiare la vostra bella ragazza giapponese, invece di dire IKIMASU KA (andiamo?), sarete più gentili se le chiederete IKIMASEN KA ([perchè] non andiamo?). E vi ho risolto anche la serata... (tanto vanno in bianco).

E qui dobbiamo anche introdurre il modo di tradurre perchè (oddio mi si aprono troppi discorsi, ho bisogno di un Valium...). La parola "perchè" in giapponese si traduce all'inglese, nel senso che mentre noi utilizziamo la stessa parola "perchè" sia nel formulare una domanda che nel fornire una risposta, sappiamo che gli inglesi nel primo caso usano "why" e nel secondo "because". Bene (bene un corno...) in giapponese il discorso è simile: quando vogliamo chiedere un qualcosa, come nel caso precedente, utilizziamo DŌSHITE, mentre quando forniamo una riposta usiamo KARA. Ma non è tutto così intuitivo come potrebbe apparire (questi oggi me menano, me lo sento...speriamo che non si accorgono che anche in altri contesti avevamo utilizzato KARA per tradurre "da"...).

Se ad esempio alla domanda di sopra volessimo rispondere "perchè ora sono pieno", diremmo: IMA ONAKA GA IPPAI DESU KARA. ONAKA significa "pancia", IPPAI è un aggettivo e significa "pieno". ONAKA GA IPPAI DESU quindi significa "ho la pancia piena (la pancia è piena)". Notato nulla? KARA è posto alla fine della frase, come se dicessimo "la pancia è piena perchè". Insomma, facciamola breve, tanto prima o poi dovrò dirvelo, amici...KARA va posto sempre alla fine della frase quando traduce "perchè" in una risposta. Si dà prima la spiegazione e poi si schiaffa KARA alla fine. Chiaro no? (dite di si vi prego o cado in depressione...mannaggia a me e quando mi sono incasinato co ste lezioni mannaggia...).

Facciamo qualche esempio? Proviamo dai:

DŌSHITE FURABIO SAN WA KAKKOI DESU KA (perchè Flavio è così cool?)

NIHONGO GA BENKYŌ O SHIMASU KARA (perchè studia giapponese)

DŌSHITE NIHONGO GA MUZUKASHĪ DESU KA (perchè il giapponese è difficile?)

KANJI GA ARIMASU KARA (perchè ci sono i kanji)

Stamo vedendo in questa lezione diversi aggettivi. Prima avevamo visto IPPAI (pieno), ora troviamo KAKKOI (che può anche trovarsi scritto con due I invece che una alla fine o addirittura con la O lunga prima della/e I) che significa "cool, bello".

Troviamo poi nel secondo esempio MUZUKASHĪ, che significa "difficile". Notato nulla? IPPAI, KAKKOI, MUZUKASHĪ, ...nooo? (cavolo, gliel'ho pure evidenziato, ma come si fa...). Vabbè, ve lo dico io: finiscono tutti in I!!!

In giapponese gli aggettivi possono essere di due tipi. Se sono come quelli visti finora vengono detti I-adjectives, proprio perchè terminano in I. Gli altri invece vengono detti NA-adjectives, ma di questo ne parlerà poi il vostro nuovo maestro davide (oggi c'è qualche problema nello scrivere i caratteri...a volte li scrive piccoli, come quando devo scrivere davide, altre grandi, come se scrivo Flavio, che strano...).

Torniamo al testo inziale? (mamma mia che giro largo...). ISSHONI significa "insieme".

coso mi sta chiedendo di andare insieme a scuola, ma io col cavolo che ci vado! anche io devo andare a scuola, ma farò un giro diverso, sia chiaro!

Rispondo con un "no" (ĪE), dopo di che aggiungo questa frase, che vi consiglio di imparare a memoria e che serve per rifiutare in modo gentile un invito: TSUGŌ GA WARUI NDESU GA... (non posso...)

Innanzitutto potete vedere come sia anch'essa una frase sospesa, non completata, il che fa capire all'interlocutore che è meglio non insistere e che deve capire da se che non è cosa.

TSUGŌ potrebbe essere tradotto come "circostanze" mentre WARUI l'avevamo già incontrato e significa "cattivo". E' anch'esso un I-adjective.

La frase intera potrebbe dunque essere tradotta come "ci sono circostanze non buone/non è possibile/non posso".

Potremmo sostituirla con questa: YOJI GA ARU NDESU GA... (avrei un impegno/appuntamento). YOJI significa appunto "impegno, appuntamento".

Insomma, abbiamo rifiutato l'invito e a quel punto davide, disperato chiede "per favore" (ONEGAISHIMASU, abbreviato), "maestro" (SENSEI), "per favore".

ĪE, JA MATA, significa "no, ci vediamo".

Dopodichè, imperterrito e insolente come al suo solito, continua a pregarmi mentre mi allontano...tiè! col cavolo che vado con te!!!

Mega pausa:

Eccoci di ritorno. Vi siete rifocillati? Siete pronti per il secondo tempo? Benissimo!!! Cominciamo.

Eravamo rimasti all'incontro tra ME e davide. A questo punto di nascosto sono giunto a scuola, dove devo incontrarmi una ragazza bellissima. La mia amica Yoko, che è pazza di me mi presenta Keiko, che dice di volermi conoscere perchè sono una persona interessante (OMOSHIROI). Ecco cosa succede:

watashi (): YOKO SAN, OHAYŌ GOZAIMASU

Yoko (con occhi a cuoricino): FURABIO SAN!!! OHAYŌ. KITE KUDASAI!! KORE WA KEIKO DESU. KEIKO SAN MO SENSEI DESU

Keiko (bellissima): HAJIMEMASHITE, WATASHI WA KEIKO DESU. DŌZO YOROSHIKU ONEGAISHIMASU

(perso nei suoi occhi): KOCHIRA KOSO, YOROSHIKU. KEIKO SAN MO SENSEI DESU KA

Keiko HAI. EIGO NO SENSEI DESU

私: SUGOI DESU NE...

Avete capito il dialogo fino a qui? Io dò il buongiorno a Yoko che contraccambia e mi dice "vieni per favore!" (KITE KUDASAI dal verbo KURU che nella TE form che avevamo introdotto accennandola e di cui parleremo più approfonditamente più in là, diventa appunto KITE). Yoko mi presenta dunque Keiko dicendo che anche lei è un'insegnante (SENSEI). A questo punto io e Keiko ci presentiamo in maniera formale ed io gli chiedo se è anche lei un'insegnante, appunto.

Lei risponde di si, che è un insegnante di lingua inglese (EIGO). Io replico dicendo "wow!".

SUGOI è un altro I-adjecitve che sentirete spesso. Quando ad esempio vediamo o ascoltiamo qualcosa che ci meraviglia diciamo appunto SUGOI!, ovvero "forte!", "figo!", "ammazza come cacchio è interessante sta cosa!".

Insomma, si può tradurre in varie maniere.

A questo punto, vinto dalla passione vorrei invitare la suddetta a bere qualcosa. Come fare? Ecco la risposta:

KEIKO SAN! ISSHONI NANIKA NOMI NI IKIMASEN KA

Boom!!! Altra frase tosta, vero? Proviamo ad analizzarla? (io sarei tentato di non farlo e lasciare la lezione così, sospesa, perchè sono bastardo dentro...vabbè, terminiamola và...)

KEIKO SAN ci siamo, lo sappiamo. ISSHONI abbiamo detto che significa "insieme". NANIKA significa "qualcosa". A NANI (cosa) aggiungiamo KA e diventa "qualcosa". A questo punto potrebbe suggerire qualcuno: "Ahò!! Ciccio!!! Allora se è come espleti tu, potrebbimo aggiunge KA a DARE (chi) e avrebbimo "qualcuno"!!!

Ed è proprio così, miei poco eruditi ma fortunosi seguitori del corso: DAREKA = qualcuno.

E sapete cosa? Facciamo la stessa cosa con ITSU (quando) ottenendo ITSUKA = "qualche volta" e con DOKO (dove) ottenendo DOKOKA = "da qualche parte". Facile vero?

Per dire "vado a..." utilizziamo la MASU form del verbo senza il MASU finale + NI + IKIMASU.

Esempi:

da TABEMASU ottengo TABE NI IKIMASU = vado a mangiare

da KIKIMASU ottengo KIKI NI IKIMASU = vado ad ascoltare

quindi da NOMIMASU ottengo NOMI NI IKIMASU, ovvero "vado a bere", o nel nostro caso "andiamo a bere".

NANIKA NOMI NI IKIMASU KA significa quindi: "andiamo a bere qualcosa?".

Ma come detto in precedenza, per essere più cortesi usiamo la forma negativa del verbo nella domanda ed avremo quindi: NANIKA NOMI NI IKIMASEN KA, ovvero "che ne dici se andiamo a bere qualcosa?", "perchè non andiamo a bere qualcosa?"

Lei vorrebbe ma non può (deve avere un appuntamento importante per rinunciare ad uscire con me) e risponde come già sappiamo: SUMIMASEN, KYŌ WA CHOTTO... (scusami, ma oggi proprio...), oppure SUMIMASEN, IMA TUSGŌ GA WARUI NDESU KEDO... (mi spiace, ma non posso...) o ancora: SUMIMASEN, YOJI GA ARU NDESU GA... (mi spiace ma avrei un appuntamento...). Ricordo che nel colloquiale KEDO può essere utilizzato al posto di GA, mantenendo lo stesso significato.

Insomma, ci siamo (mi sono, ma voglio farli sentire partecipi) presi un bel 2 di picche giappico.

Ma a questo punto, inaspettatamente la bellissima Keiko mi tiene per una mano e mi chiede:

A! FURABIO SAN! ( è bellissimo sentirlo dalle sue labbra succulenti...) CHOTTO MATTE! EIGO GA DEKIMASU KA

Mi sta praticamente chiedendo se parlo inglese. A me? A me lo chiede???? Boh..lo so parlare?

Avevamo già introdotto CHOTTO MATTE (aspetta un momento), e a questo punto potete capirmi se vi dico che non è altro che l'abbreviazione del più completo CHOTTO MATTE KUDASAI (aspetta un momento, per favore). Ancora la TE form.

MATTE non è altro che il verbo "trasformato" per renderlo utilizzabile per la ormai famosissima Te form (che non è la forma del tè, come potrebbe pensare qualcuno che comincia a leggere la lezione solo ora...ma esiste qualcuno così scemo tra l'altro?). Deriva naturalmente da MACHIMASU (aspettare).

Io a questo punto mi butto. Rispondo di si e vedo dove vuole arrivare la tipa...

HAI, DEKIMASU (si, lo parlo/lo posso parlare), DŌSHITE?

E lei: IMA ISOGASHĪ DESU GA, ATO DE EIGO NO KURASU GA ARIMASU KARA. ISSHŌNI IKIMASEN KA

Traduzione: ora (IMA), sono impegnata (ISOGASHĪ). In questo caso GA, è utilizzato per dividere due frasi con un significato di segno opposto: sono impegnata, quindi non posso (senso negativo), ma...(ora lo vedremo, senso positivo).

Quindi se vogliamo in una stessa frase dire una cosa negativa e l'altra positiva, dividiamo i due concetti con GA, ok?

Proseguiamo: Keiko dice che dopo (ATO DE) c'è (ARIMASU), o meglio "tiene" una classe in cui insegna inglese (EIGO NO KURASU). Mette naturalmente KARA alla fine della frase perchè sta dando una spiegazione, un perchè...

Infine chiede se vogliamo andarci insieme. voi che dite? Ceeeertoooo!!!!!!!!

Rispondo allora: A! YOKATTA!!! ARIGATŌ GOZAIMASU

E lei: DŌ ITASHIMASHITE

YOKATTA è un altro termine che vi capiterà di sentire spesso e si usa quando qualcosa è come volevamo che fosse. Potremmo tradurlo come "bene!", "sono felice che sia così!"

Proseguo io: DEMO, NAN JI NI AIMASU KA

DEMO significa "ma", e poi chiediamo "a che ora ci incontriamo?"

SŌ DESU NE...(ci sta pensando) 4JI NI, BARU NO MAE NI

Alle 4 (4JI NI), davanti al bar (BARU). MAE NI significa appunto "davanti".

Insomma, è fatta! (YOKATTA!!!). Oggi la bacio. Ma voi non sarete presenti perchè sapete cosa? La lezione finsice qui!!! Già!! Abbiamo fatto un bel ripasso e imparato cose nuove, ma ora c'hò da fà.

M'aspetta Keiko amici. Vado a tenere alto l'onore italico. Vi lascio nelle grinfie linguistiche del vostro nuovo insegnante. L'higuain (o insigne) dott. Davide Salvato, detto "'o maledetto", che già in passato ha tenuto un corso analogo ed è stato selvaggiamente picchiato da un nugolo di studenti infuriati. Ma sono certo che stavolta andrà peggio. Buona continuazione.

Il vostro sensei Flavio Spezzacatena

Vi lascio alla spiegazione degli ultimi hiragana!

Hiragana time!!!

Cominciamo con YA:

La parola in basso a destra è YAMA e significa "montagna".

La sillaba YI nell'alfabeto hiragana non esiste. Quindi passiamo direttamente a YU:

La parola in basso a destra è YUKI, ovvero "neve".

Anche la sillaba YE non esiste, quindi passiamo a YO:

HIRAGANA 8

 

La parola in basso a destra e YORU (l'hiragana RU lo vedremo tra breve) e significa "notte".

Eccoci ora alle sillabe con la R all'inizio. Cominciamo naturalmente con RA:

La parola in basso a destra è RAKUDA, ovvero "cammello".

Ecco ora RI:

La parola in basso a destra è RINGO, ovvero "mela" (ricordate?).

Ed ora è il turno di RU (l'avevamo visto sopra, ricordate????):

La parola in basso a destra è RUSU, che significa "assente".

Ed ora...RE!!!

La parola in basso a destra è REKISHI, ovvero "storia".

Ed ora è il turno di RO:

HIRAGANA 9

 

La parola in basso a destra è RŌSOKU ovvero "candela".

Passiamo agli ultimi tre (che faticaccia...uff uff...). Ecco WA:

WI, WU e WE (simm'e Napul'paisà!) non esistono, mentre questo è WO (che si legge O):

 

Infine N, unico hiragana con una lettera sola (si sente moltissimo solo amici...):

HIRAGANA 10

 

Ed ecco una bella tabella con tutti gli hiragana che potete stampare e portare sempre con voi, magari nel protafoglio o nel reggiseno:

 

Eccone un'altra con qualche parola:

Ed ecco invece i katakana. Ormai siete maturi ed avete capito un pò come scrivere i kana, quindi non sarà difficile per voi capire come vanno scritti anche i katakana, che rispetto agli hiragana sono meno tondeggianti e più "spigolosi". Provate a studiarli da voi dai, perdeteci un pò di tempo, ma non considerate WI nella tabella perchè in realtà non esiste e quindi chi ha fatto quasta tabella o se l'è inventato o ha messo un simbolo che si usava in passato e poi nel tempo è stato abbandonato. Comunque sia, non consideratelo. Depennatelo.

Ed ecco anche una bellissima canzoncina per ripassare tutti gli hiaragana!!! Vai dee-jay!!!

 

Infine vi lascio con due kanji: quello di donna (onna) e quello di uomo (otoko). Come noterete dalle schede sottostanti in realtà i kanji non hanno un unico modo di lettura, ma ben due: ON e KUN ed ognuno può comprendere più letture (che macello sti kanji...).

Ma per ora imparate a riconoscerli. Vi serviranno ad esempio se dovete andare al bagno per non sbagliare. Per voi maschi: saltate i kanji odierni ed infilatevi nelle toilette come capita. Siete stranieri e se capitate in quella femminile, siete perdonati...

Naturalmente i kanji non sono quelli con lo sfondo colorato ma quelli sotto a sinistra... (meglio specificarlo che c'è da aspettarsi di tutto).

 

 

Vocabolario:

OHISASHIBURI (DESU) = long time no see, quanto tempo che non ci vediamo...

SHIMASU (SURU) = fare 

GAKKŌ = scuola

ATO DE = poi

DŌSHITE / KARA = perchè

ONAKA = pancia

IPPAI = pieno

KAKKOI = cool, bello

MUZUKASHĪ = difficile

ISSHONI = insieme

TUSGŌ = circostanza

YOJI = appuntamento, impegno

OMOSHIROI = interessante

SENSEI = insegnante, maestro

SUGOI = forte! bello! wow! Flavio!

YOKATTA = fatto! bene! come volevo!

NANIKA = qualcosa

DAREKA = qualcuno

ITSU = quando

ITSUKA = qualche volta

DOKOKA = da qualche parte

ISOGASHĪ = impegnato

GA = particella che separa due frasi di segno opposto

DEMO = ma

BARU = bar

MAE NI = davanti

YAMA = montagna

YUKI = neve

YORU = notte

RAKUDA = cammello

RUSU = assente

REKISHI = storia

RŌSOKU = candela

ONNA = donna

OTOKO = uomo

GRUPPO FACEBOOK